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Santuari Mariani - Diocesi di Milano

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B. V. Addolorata
Indirizzocorso Europa, 228
ComuneRHO
ProvinciaMI
Cap20017
RegioneLombardia
StatoItalia
Telefono02/932080
Fax02/93208099
Sitohttp://www.santuariorho.it

Il Santuario dell'Addolorata di Rho

FESTE DEL SANTUARIO
Anniversario della Lacrimazione: 24 aprile

ORARIO SS. MESSE
Giorni festivi: ore19 (sera precedente)
8,00 - 9,30 - 11,00 - 18,00
Giorni feriali: ore 7,00 - 8,00 - 9,00 - 19,00
ORARIO CONFESSIONI
Festivi
: mezz'ora prima della celebrazione delle ss.Messe
Feriali: dalle ore 7,00 alle 12,00 / dalle ore 15,00 alle 19,30

 
L'ultimo grande santuario voluto da S.Carlo Borromeo che ne pose la prima pietra nel 1584 e ne affidò la progettazione al suo miglior architetto, Pellegrino Pellegrini. In seguito vi lavorarono alcuni tra i più famosi pittori del '700 - '800.
Di recente è stato rifatto il presbiterio dallo scultore Floriano Bodini. Se intendi visitarlo il tempo migliore è un pomeriggio primaverile o autunnale quando il sole radente lo illumina accendendolo di colori. Tuttavia il nostro santuario non è soltanto un gioiello d'arte, ma è soprattutto un grande segno di fede, quella s'intende lasciataci dalle generazioni passate che l'hanno voluto grande e bello per amore di Dio ed in onore della Madonna. Anche oggi si vuole essere degni di questa tradizione. Noi missionari celebriamo ogni giorno ad orari diversi ben 4 sante Messe, come puoi vedere dal programma e lungo tutta la giornata siamo sempre disponibili per celebrare il sacramento della Riconciliazione (dal sito dei Missionari di Rho)
Periodo: anno 1583 
Referente: Padre Sala dei Padri Oblati
Descrizione : il santuario è stato iniziato nel 1584 su richiesta di San Carlo e su progetto di Pellegrino Pellegrini. Nel 1795 l'architetto Pollack iniziò i lavori della facciata, riducendo e modificando il primitivo progetto del Pellegrini. All'interno la chiesa è riccamente affrescata. Ben visibili due pulpiti in legno dorato del XIX sec. Il santuario meta di numerosi pellegrinaggi ospita gli Oblati (missionari di Rho, famiglia di sacerdoti fondata nel 1721).

Attività proposte : il santuario ospita visite guidate, compatibilmente con gli impegni dei Padri. Il santuario ha pubblicato un libretto su storia, arte, religione del santuario e pubblica il periodico mensile Santuario dell'Addolorata.
A chi si rivolge : alle scuole e ai cittadini.
Aspetti organizzativi : prenotazioni presso il Superiore del Collegio Padri Oblati. Il santuario è sempre aperto con pausa di chiusura giornaliera dalle 12 alle 15,30. E' raggiungibile in treno (FS fermata RHO) ed in autobus. (da Provincia di Milano)
 

 

Il Santuario dell'Addolorata di Rho

Tratto da:
- AAVV, Il santuario dell'Addolorata di Rho e il nuovo presbiterio, Bergamo 1998.
- AAVV, Il santuario dell'Addolorata di Rho storia, arte, significato religioso, Muzio, Milano 1984.
- Marcora C. - Giani L., La Madonna Addolorata di Rho: "Indagine sui fatti prodigiosi all'origine del Santuario", NED, Milano 1983.
 

La nascita del Santuario

L 'Arcivescovo S. Carlo Borromeo, il 4 giugno 1583 venne a Rho per una visita pastorale e per comunicare al popolo la risposta affermativa riguardo l'autenticità del miracolo: la prodigiosa lacrimazione della Madonna Addolorata avvenuta il 24 aprile 1583 (affresco dell'ancona dell'altare maggiore). Dopo aver a lungo pregato dinnanzi alla sacra immagine, disse: "Qui innalzeremo un gran Tempio!... sarà un Tempio centrale per la Diocesi ".
Rientrato a Milano, chiamò subito il celebre architetto Pellegrino Tibaldi, detto il Pellegrini, e gli ordinò di studiare il progetto per la costruzione del grande Santuario. Fu durante una successiva visita (14 ottobre 1583 che l'Arcivescovo stese i decreti relativi alla Fondazione del Santuario, affidando alla Congregazione degli Oblati, da lui fondata il 16 agosto 1576 la ''guardia'' del Santuario oltre che il compito di raccogliere le offerte per la costruzione del Tempio.
Martedì 6 marzo 1584, San Carlo depose la prima pietra della Fabbrica; Papa Pio XI, nel 1923 elevò il Santuario alla dignità di Basilica Romana Minore. Due anni dopo l'inizio della costruzione, nel 1586, era già terminata la Cappella Maggiore, mentre verso l'inizio del ' 600 , a soli trent'anni dall'inizio dei lavori, il Santuario era praticamente già edificato anche se molte erano le parti ancora incomplete; passeranno infatti diversi decenni per portare a termine i lavori del Campanile e della Cupola nonchè della facciata principale.

 

Gli interni

Il Santuario dell'Addolorata è riccamente decorato con pitture rappresentanti i dolori e le glorie di Maria.
Qui operarono artisti famosi tra cui il Morazzone, i Procaccini, il Figini, il Lanzani, il Fiamminghino, il Carsana e il Morgari. Le prime decorazioni risalgono all'inizio del '600, le ultime alla fine dell'800. Imponente per dimensioni e ricche decorazioni, l'altare maggiore si impone nel presbiterio.
Ospita l'immagine della Madonna del miracolo e, anche per questo motivo, è il fuoco del Santuario. Realizzato in marmo nero di Varenna, presenta tarsie formelle in marmo rosso a ghiande, probabilmente proveniente dalla zona del Garda. I gradini, che dal piano del presbiterio portano alla mensa, sono invece in breccia di Verona. Particolarmente pregevole è il pannello centrale dell'altare costituito da una fusione in bronzo dorato raffigurante l'ultima cena. Il presbiterio originale della chiesa è separato da una classica balaustra realizzata con gli stessi materiali dell'altare; nonché da un gradone che connette la sagrestia con la penitenzieria, queste ultime poste ai lati del transetto.

 

Il nuovo altare

Nel 1965, con la riforma liturgica, si decide di rivolgere al popolo l'altare della celebrazione eucaristica utilizzandone uno in legno detto del Crocefisso. La nuova posizione impose l'organizzazione di un presbiterio avanzato, anteposto cioè a quello iniziale. Nel 1978 si interviene nuovamente dando all'insieme diverse forme e dimensioni sfacendo realizzare un nuovo altare, sede ed ambone, sempre in legno ad un artigiano del luogo, certo Cecchetti. Negli anni successivi le posizioni dei tre elementi vengono a più riprese cambiate fino alla soluzione che risultò, a giudizio dei Padri, la più idonea e funzionale. Nel 1994, dopo una lunga sperimentazione, si decise di dare all'insieme l'assetto definitivo di oggi

 

Il miracolo del 24 aprile 1583 Festa di S. Giorgio

Il miracoloso pianto di sangue, avvenuto il 24 aprile 1583, giorno dedicato a S. Giorgio, commosse tutta la Diocesi. Quelli erano tempi assai tristi: si susseguivano le guerre, le carestie e le pestilenze. Perciò la Gran Madre di Dio anche per portare aiuto ai suoi fedeli, apparve in diversi luoghi operando miracoli in favore degli infelici. Era di domenica ed alcuni fedeli erano soliti radunarsi nella chiesetta per l'officio della B.V. Terminata la funzione, prima di recarsi a cantare il Vespero in chiesa parrocchiale, un certo Girolamo de Ferri con tre amici, andò di nuovo all'Oratorio a fare un po' di orazione. Difatti dopo alcune preghiere, i tre uomini se ne andarono e rimase solo il Ferri; questi, mentre devotamente pregava la Madonna, osservò che il volto della Sacra Immagine era pallido più del solito, pensò che forse qualche pittore l'avesse recentemente ritoccato e ne uscì senza più pensarci. Mentre ritornava in paese si incontrò con l'amico Alessandro de Ghioldi, detto il Marchettino, che si portava alla chiesetta, dal quale fu invitato a ritornare assieme all'Oratorio della Madonna e,mentre ambedue erano inginocchiati a pregare, il Ghioldi rivolgendosi a Gerolamo " vedi là, gli disse, com'è sporco quell'occhio? non era così quando abbiamo cantato il Vespro? " e Girolamo rispose " nè men era così poco fa quando io mi son trattenuto ad orare ". E così discorrendo fra loro, lontano dal sospettare dell'avvenuto miracolo, anzi credendo si trattasse di qualche innocente oltraggio, schizzato di recente su quell'Immagine dalle rondinelle che solevano in quel luogo svolazzare, il Ghioldi si recò a casa di un certo Maffeo a prendere la chiave per aprire il cancelletto che chiudeva la Cappelletta, e togliere quella sozzura dal volto della Madonna prima che si essicasse. Il custode non si trovò in casa e la chiave la ottenne dalla mamma del Maffeo, certa Caterina Candiani detta la Faina, la quale poi si recò anch'essa all'Oratorio.
Aperti i cancelli, entrò per primo Girolamo Ferri e salì sull'altare per togliere dal sacro volto quella creduta lordura, e, per non imbrattare il suo fazzoletto, disse all'amico di procurargli qualche pezzuola usata. Questi, veduto in terra uno straccio di pannolino, lo raccolse e glielo porse. Senonchè mentre il Ferri credeva di pulire l'occhio della Madonna, vide impresse nel pannolino tre macchie di sangue vivo e notò l'occhio della Madonna tutto rosseggiante, vedendo inoltre scendere dall'occhio della Vergine altre due lagrime di sangue, che scesero fino alle labbra, ed una terza le seguiva fermandosi sotto il mento. Non pensando minimamente al grande prodigio cui avevano assistito, buttarono via il pannolino. Nel frattempo la suddetta Faina era arrivata alla Cappelletta e, sentendo ciò che era successo, disse che si ricordava che la Madonna aveva fatto altri miracoli.
Il Ferri e il Ghioldi emozionati e scossi, si portarono ad avvertire il Prevosto Traiano Spandrio, che si recò sul posto con il prete Viviani Prati e con Giovanni Giolti notaio Apostolico. Il Viviani salì sull'altare e toccò l'occhio della Vergine, ancora umido di sangue, in modo da bagnarsi il dito. Le pareti avevano tracce di umidità, ma il pannolino esaminato recava evidenti macchie di sangue. Il Prevosto, con molta prudenza e con molta fede, esortò il popolo a venerare l'Immagine, ma usò tutta la sua avvedutezza nell'ammettere il miracolo, ed avvertì subito l'Ordinario di Milano. L'Arcivescovo volle innanzitutto far svolgere con estremo rigore le indagini per accertarsi dei fatti: poi, nel mese di maggio del 1583, inviò a Rho il Dr. Griffido Noberti, Canonico Ordinario della Metropolitana ed il Barnabita Carlo Bascapè, insieme al notaio Bolino.
L'inchiesta sul miracolo durò quasi un mese, e durante tale periodo si verificarono molti altri prodigi. Si discusse con i testimoni oculari del fatto, si raccolsero dichiarazioni e deposizioni sulle grazie straordinarie che anche in passato la Madonna aveva largamente elargito. Le testimonianze sui " Miracoli dell'Addolorata " formarono un cospicuo volume, conservato oggi presso l'Archivio Arcivescovile di Milano. San Carlo, appena ebbe il rapporto, lo esaminò molto attentamente in tutti i suoi particolari e promosse ulteriori indagini, ma al termine esclamò: " Qui c'è il dito di Dio ". " Era la Vergine che piangeva per amor nostro-scrive Padre Borgonovo. La Corredentrice piangeva sui peccatori e cogli afflitti, col pianto inteneriva il Cuor di Gesù, commoveva a penitenza, eccitava a speranza.
Se Gesù per il sacrificio è Sommo Sacerdote, Maria pel pianto continua il Sacerdozio di Gesù. E se Gesù morto diè prova suprema d'amore con l'effusione dell'ultimo suo sangue, Maria ne dà segno e prova d'amore effondendo vivo sangue dalla sua immagine ". Fu in tal senso che S. Carlo definì il pianto di sangue della nostra Madonna Addolorata e tale ancora si considera.

 

L'affresco dell'Addolorata

Che fa di questa Chiesa un Santuario è l'affresco che sta sopra l'Altare maggiore. Non si conosce con esattezza in quale anno, per quale motivo, da quale artista sia stata dipinta l'Addolorata che tiene Gesù morto tra le sue braccia. L'episodio che la rese celebre risale al 24 aprile 1583, quando la Vergine fu vista piangere lacrime di sangue. L'affresco "miracoloso" è stato attentamente e pazientemente restaurato nell'agosto 1993 da Luca Zappettini, seguendo le indicazioni degli esperti della Soprintendenza. E' stato asportato lo sporco che vi si era depositato; sono state eliminate alcune successive ridipinture maldestre, è stato ricuperato il primitivo sfondo chiaro col disegno di una chiesa e di un castello, ed è stato consolidato l'intonaco che minacciava di staccarsi dal muro portante. Il dipinto non presenta particolari pregi di disegno o di colore, ma se non è un capolavoro d'arte è, senza dubbio, un capolavoro di fede!
L'affresco "miracoloso" ci richiama il "Gesiolo" (Gesio nel dialetto rhodense), la cripta che sta sotto l'abside del Santuario, il luogo in cui avvenne la lacrimazione. E ci richiama anche la pezzuola (panèt nel dialetto locale) che ha raccolto le lacrime di sangue dell'Addolorata, attualmente conservata in Sacristia dentro un artistico reliquiario d'argento.

 

Il significato religioso

"I Santuari mariani sono come case nelle quali Maria abita e si manifesta, e dove noi ne possiamo sentire in maniera più viva che mai la presenza e l'azione" (Giovanni Paolo II). In essi si realizza in pienezza e verità il testamento di Gesù crocifisso "Donna, ecco tuo Figlio. Figlio, ecco tua madre". Maria non ci ha abbandonati: dal cielo, dove si trova assunta in anima e corpo, ci è vicina, ma noi facilmente lo dimentichiamo. Ecco allora di tanto in tanto il richiamo straordinario dell'evento prodigioso (apparizioni, guarigioni, lacrimazioni...). Come si può leggere sull'arco trionfale che sostiene la cupola, qui a Rho Maria si è mostrata "consolatrix afflictorum" e "refugium peccatorum": ha pianto con noi per condividere le nostre sofferenze fisiche e morali e per ricordarcene il valore d salvezza; ha pianto per noi per richiamarci la gravità dei nostri peccati e per invitarci alla con versione. Per questo motivo S. Carlo ha voluto che il Santuario fosse principalmente luogo di predicazione e di confessione. Ogni conversione infatti inizia dall'ascolto della parola di Dio e sfocia nel Sacra mento della Penitenza

 

Gli Oblati missionari di Rho e il loro fondatore

Accanto al Santuario c'è una Casa di spiritualità, in cui si tengono incontri, ritiri ed esercizi spirituali, specialmente per il clero. È la Casa degli Oblati Missionari che, oltre al servizio religioso in Santuario, si dedicano alla predicazione delle missioni popolari e degli esercizi spirituali. Il loro fondatore è un prete ambrosiano del Settecento; il Venerabile P. GIORGIO MARIA MARTINELLI, sepolto in Santuario nella cappella del Sacro Cuore. Nacque a Brusimpiano (Va) il 9 maggio 1655. Venne a Rho nel 1715 per dare inizio alla sua opera, e il 4 aprile 1721 fondò la comunità degli Oblati Missionari di Rho: potremmo dire i "missionari dell'Addolorata". Morì la sera del 2 novembre 1727 in concetto di santità.  Il 7 luglio 1977 Papa Paolo VI ne proclamava l'eroicità delle virtù e lo dichiarava "Venerabile".

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