chiesadimilano
chiesadimilano
Cerca per:
Zone Pastorali Decanati Province/Comuni Parrocchia
Annunciata
IndirizzoPiazza Umberto I°
ComuneCABIATE
ProvinciaCO
CAP22060
RegioneLombardia
StatoItalia

STORIA DEL SANTUARIO S. MARIA ANNUNCIATA

Una chiesa parrocchiale la nostra, l'attuale Santuario, consacrata da non si sa qual Vescovo il 2 giugno 1505, ma che ha perso la consacrazione per gli ampliamenti succedutisi per più del doppio dalla iniziale. Perfino l'altare maggiore dovette attendere la consacrazione fino al 1964 (2 maggio). A quando la consacrazione dell'edificio? Dopo il restauro definitivo?

Abbiamo in archivio un atto notarile autentico del 14 novembre 1511 con tanto di tabellionatus (il timbro d'allora, con arabeschi diversi secondo il notaio):

"Instrumentum recognitionis bonorum Ecclesiae Parochialis S. Mariae et S. Georgii loci Cabiati plebis Marliani ".

Vi si parla della successione del Presbitero Lorenzo de Marliano al defunto Serafino, per elezione dell'Avv. Ambrogio Rho (i nobili Rho erano originari di Avignone). Sarà però S. Carlo Borromeo a fondare una vera parrocchia a Cabiate nel 1570 dopo essersi accordato che i fedeli si impegneranno al sostentamento del parroco con prodotti della terra come allora si usava (segale, miglio, ecc.) 
Il 20
novembre 1570 era venuto in Visita pastorale S. Carlo Borromeo. Il previsitatore P. Leoneto Chiavone dà le necessarie indicazioni. Quella povera chiesa di S. Giorgio era un mucchio di rovine (lapidum acervus). Ci si dà da fare per trasportare quelle pietre per il completamento di S. Maria (l'attuale santuario). Per sapere qualcosa della chiesa parrocchiale (ora Santuario) o meglio della "Parochialis et curata ecclesia SS Mariae et Georgii invìcem unitarum sive unum corpus existentium. " come la chiama il Liber Parochialis del parroco Trabattoni (1648-58)), bisogna dunque aspettare la relazione del Previsitatore Leoneto Chiavone:

"lunghezza 19 braccia, larghezza 10, (circa m 11 x 6), navata unica, una campanella su pilastrelli, pavimento rudimentale, non soffittata, senza battistero, senza sacrestia, senza casa parrocchiale "

Ancora nel 164? non c'è sacristia, non c'è casa parrocchiale. Ai tempi del parroco seregnasco Carlo Trabattoni (1648-58) era una cappella della famiglia Rho, pressappoco lo spazio attuale tra i quattro pilastri centrali, con ingresso nell'attuale cortile (vedi il bel portale in pietra di fattura secentesca). Questo primo scrittore di memorie rimaste ci fa sapere che detta cappella fu concessa dai proprietari in uso al popolo però con diritto di patronato. 
Al tempo di S. Carlo le anime "da comunione" erano 80 e le famiglie si chiamavano `fuochi' cioè focolari. Sarà il secondo parroco-scrittore Gianbattista Comolo (1659-93) ad acquistare dai Rho un terreno permutato con un giardino donato dal presbitero Francesco Giussano per costruire con i resti di S. Giorgio la sacrestia.

Già la visita del Card. Federico Borromeo (1606), quand'era parroco Andrea Conti, aveva dato una mossa e la denominazione giuridica della chiesa da S. Maria era diventata "Natività della B. V. Maria". Bisognerà però aspettare il 1671 quando Bartolomeo Arese, il Mecenate del Santuario di S. Pietro Martire di Seveso con annesso Convento Domenicano, `fece fare' la facciata della chiesa allungando la parte ad ovest con la creazione del battistero. Le famiglie Padulli e Rho fecero a gara ad innalzare le "cappelle" in onore rispettivamente di S. Antonio e dell'Annunciata (la tela dell'Annunciazione porta la data 1664). La costruzione del campaniletto sopra la sacristia (situata pressapoco dove ora sta l'altare della Madonna) dovette essere sospesa nel 1666 a causa di una "fiera tempesta". Il campaniletto (allora a Nord) sarà terminato... nel 1780! Davanti la facciata il piccolo cimitero: le ossa dei nostri antenati là riposarono, mentre quelle dei nobili sonnecchiavano sotto la navata centrale. Abbiamo scoperto nel 1962 una lapide che recita:

 

1701 hic ossa intus re(quiescunt) 
qui dentro riposano le ossa...

Per le leggi napoleoniche (ricordate "I sepolcri" di Ugo Foscolo?) le ossa emigreranno dal 1788 al 1863 all'incrocio di via Magenta/Anderloni, dal 1863 al 1931 in via IV novembre lungo la ferrovia, dal 1931 riposano in fondo a via Dante. Il 1700 non reca grandi mutazioni: impressionante la descrizione della casa parrocchiale fatta nella visita di Giovanni Calchi nel 1740: "quasi una spelonca! In più punti danneggiata e prossima al crollo ". Come per S. Giorgio, ci sarà più avanti un palleggiare di competenza di restauri tra Comunità Civica e Parrocchia. Tappe ragguardevoli saranno quelle dell' 800. Dopo i Parroci del `700 vien eletto parroco Giacomo Moretti, che fu il protagonista nel tempo dei grandi ampliamenti (1821 e 1824), interventi di valore, ad opera dell' Arch. Gerolamo Arganini. Si procedette all'allungamento e innalzamento della navata centrale, alla dilatazione della navata sinistra, alla dilatazione della navata destra. Per realizzare la navata destra si dovette deviare il percorso dell'unica strada, allora, Meda-Mariano (avete osservato?) a scapito delle case coloniche adiacenti, proprietà allora dei Padulli. L'Arganini ha dato disposizioni precise per il materiale da usare anche per le sei colonne doriche: rivestimento dei rocchi lapidei a stucco lucido, pavimentazione a mattoni della fornace Bolognini di Briosco...

L'altare arretrato riduceva però lo spazio dell'abside. Il Parroco d'allora Giuseppe Ferrario nel 1847 sposterà l'organo sul retro facciata e per guadagnare 70 centimetri troverà un trucco tuttora constatabile. Per il momento non si toccarono coro, abside e annessi, sacristia e campaniletto. L'edificio rimase invariato fino al 1892, salvo alcune migliorie fatte nel 1854 alle cappelle laterali, con altari notevoli per lo stile barocco. All'altare della Madonna sarà collocata la Statua della Vergine del Rosario acquistata nel 1875 (con le statue di S. Domenico e S. Caterina da Siena) da Andrea Candiani fabbricere, dal Santuario di Busto Arsizio. Il quadro seicentesco dell'Annunziata lasciava così il posto al simulacro della Madonna del Rosario per emigrare altrove e definitivamente in testa alla navata destra sopra un mensolone recuperato dalla Cappella funeraria Padulli abbattuta per far posto al cortile delle Scuole dì Via Manzoni (1959).

Era l'anno il 1961 del centenario dell'unità d'Italia come recita la scritta appostavi. Nel vano antistante un grazioso altarino neo-classico proveniente dalla medesima cappella: il tutto opera della Scuola del Canova. All'inizio del XX secolo, la popolazione, giunta a 1500 unità, non ci stava più nella struttura Arganini. Che fare? Rimaneva da intaccare la parte absidale, ma occorreva un coraggio da leone in quegli anni ancora difficili. 

Il nuovo parroco Don Giulio Bizzozero (1886-1903) fu il protagonista dell'ampliamento di fine secolo (1892) ultimo e definitivo. Il terreno per l'ampliamento verso est (l'unico possibile) venne regalato dal nob. Enrico Porta, il progetto affidato all'Arch. Giovanni Vittorio Sartirana di Giussano. Per inadempienze subite il Sartirana lascerà in seguito la direzione dei lavori al collega Carlo Longoni di Paderno Dugnano, il quale eleverà anche il campanile attuale lungo la strada, modesto come altezza, ma civettuolo e carino. L'opera sarà coronata da un orologio Ombroni di Milano e 5 campane in Mi naturale della Ditta Giovanni Crespi di Crema. L'altare maggiore barocco viene ulteriormente arretrato, viene demolito l'antico presbiterio e annessi (coro, abside, campaniletto e la sottostante sacristia). Posizionati gli altari laterali: a quello della Madonna la balaustra di S. Giorgio, per quello di S. Giuseppe niente balaustra. E' creata la cupola con la piccola lanterna. Già l'intraprendente Bizzozero era in trattative per l'acquisto dell'area a Nord attigua alla chiesa per un degno alloggio del Coadiutore ed opere parrocchiali, ma toccò al successore Don Filippo Canali (1903-28), nativo della Careggia di Lurago d'Erba e proveniente da Appiano Gentile, gettare le fondamenta e inaugurare il caseggiato con cortiletto adiacente alla canonica con sbocco in Via Rho; ora serve come casa del Clero. Quanto alla dedicazione si è passati da S. Maria (1570) a Natività dalla B.V. Maria (1606) a Maria Nascente (1900) a S. Maria Annunciata (Santuario 1964). Nel 1993 si è compiuta la prima fase del restauro del Santuario finanziata da un cospicuo Comitato a cui fece eco anche la contribuzione popolare. Lo snodarsi di questo ripristino sotto la sorveglianza delle Belle Arti viene illustrato con acribia e competenza dall'Arch. Italo Mazza nella sua esauriente pubblicazione "Il Santuario di S. Maria Annunciata a Cabiate - 1993". Va solo notato che ai Cabiatesi rimangono da effettuare due operazioni: il secondo momento del restauro, la  consacrazione del tempio. Abbiamo un tempio-santuario che dobbiamo apprezzare e far conoscere. Perché non sia soltanto Santuario di nome occorre qualche miracolo!

 

@ltre di... In Diocesi
@ltre di... Chiesa & Diocesi