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Chiesa & Diocesi
Lecco
La Via Crucis
al Santuario della Vittoria
Il rito per la III Zona pastorale presieduto dal cardinale Tettamanzi con la Croce di San Carlo e il Santo Chiodo
09.04.2011
di Marcello VILLANI

Una silenziosa processione ha invaso le vie del centro di Lecco, venerdì sera, per la via Crucis presieduta dall’Arcivescovo, Dionigi tettamanzi. Oltre duemila fedeli, ben 25 pulmann, arrivati in città da tutte le parrocchie della Zona Pastorale terza. Tra la folla, ad accompagnare il Cardinale nella Via Crucis, c’erano anche tante famiglie con bambini e fedeli di ogni età, dagli adolescenti agli anziani, oltre ad un centinaio di preti e una cinquantina di chierichetti.
Una Via Crucis speciale per la presenza della Croce, contenente il chiodo di Cristo, appartenuta a San Carlo Borromeo e con la quale l’allora vescovo di Milano, del quale ricorre in quest’anno pastorale il 400mo anniversario dalla canonizzazione (1610-2010), soleva percorrere le vie di Milano invitando tutti a conversione. E la Croce, dopo essere stata a Monza, a Seveso e Varese, è dunque approdata stavolta per le vie di Lecco.
Partecipatissima la celebrazione, che ha riconfermato come la Via Crucis, manifestazione della pietà e della fede popolari, sia ancora oggi, nel terzo millennio, capace di attrarre i fedeli e catalizzare la preghiera facendone realmente una espressione corale di popolo. Accanto al cardinale, il prevosto di Lecco, monsignor Franco Cecchin, e il vicario episcopale della Zona terza, monsignor Bruno Molinari. Ma anche tanti sindaci e politici, locali (il sindaco di Lecco Virginio Brivio) e non (l’assessore alla Famiglia Giulio Boscagli e il parlamentare Pd, Antonio Rusconi).
La processione si è snodata a partire dal Santuario della Vittoria lungo via Roma, piazza Garibaldi, e poi di qui, attraverso le piazze XX Settembre e Cermenati, sul lungo lago, ai piedi della Basilica di San Nicolò. Sette in tutto le stazioni proposte per la meditazione della Via Crucis, presidiate dagli scout di Lecco che, per segnalare ciascuna delle stazioni, hanno portato delle gigantografie raffiguranti scene della passione: opere artistiche di grandi autori che nei secoli hanno contemplato la Croce e la Passione, da Gioacchino Assereto al Campi, da Luca Signorelli al Beato Angelico, da Gruenewald a Mariotto di Cristofaro. Ma ciò che più ha colpito è stata, come detto, l’ampia partecipazione dei fedeli di ogni età, che in preghiera hanno seguito la croce di San Carlo.
Il cardinale si è poi fermato, per l’omelia al termine della processione, dell’ammezzato della scalinata che porta alla Basilica, rivolgendosi da qui alla folla che riempiva la sottostante piazza Cermenati. “L’opera pastorale di San Carlo è stata un incessante tentativo di piantare la Croce. La piantava ovunque: ai crocicchi delle strade, nelle chiese, durante le processioni. Però ciò che più stava a cuore a San Carlo era che la Croce fosse piantata nei cuori dei fedeli. Era questa la motivazione delle processioni penitenziali: ossia che i fedeli ricordassero le fatiche di Cristo, la Sua Passione. Specialmente nei momenti di difficoltà” ha sottolineato Tettamanzi. “L’origine di tutte le nostre angustie è avere dimenticato la Croce.
L’origine di tutte le conversioni è, invece, ricordarla. Il sangue di Gesù grida la benevolenza di Dio, la compassione del Padre, la vita che risorge. La Croce ci spalanca gli occhi sulle infinite sofferenze dell’uomo: penso in questo momento al Nord Africa, ma anche a quelle di tutto il mondo. E ci rende più ardenti, più operosi, più solidali”. Infine, il cardinale ha ricordato la figura del “Santo Curato di Chiuso”, il lecchese don Serafino Morazzone, che verrà beatificato in Duomo il prossimo 26 giugno.
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