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Chiesa & Diocesi
Magenta, Basilica di San Martino
Il Cardinale Tettamanzi alla Via Crucis con San Carlo nella IV Zona pastorale
Nel terzo venerdì di Quaresima migliaia di fedeli
hanno partecipato al rito con il crocefisso
di San Carlo Borromeo e il santo Chiodo
02.04.2011
di Simona BRAMBILLA

Dopo aver stazionato per alcuni giorni nel Santuario di Saronno e in quello di Rho, la reliquia del Santo Chiodo e la croce di San Carlo Borromeo sono giunte a Magenta, nella Basilica di San Martino. Ieri sera il Cardinale Dionigi Tettamanzi ha guidato la Via Crucis quaresimale in ricordo del santo Vescovo, nel quarto Centenario della sua canonizzazione. Ha dato inizio al rito il Vicario episcopale della IV Zona pastorale, Monsignor Angelo Brizzolari, che ha evidenziato l’importanza dell’opera di San Carlo nel condurre la croce per le vie della città e dei paesi della Diocesi come segno di speranza in un tempo difficile e doloroso. La croce anche in riferimento ai nostri giorni, come allora segnati dalla fatica e bisognosi della redenzione di Cristo, mantiene il suo significato salvifico.
Ragazzi giovani, famiglie con bambini, anziani, rappresentanti delle istituzioni cittadine, civili e religiose: in migliaia erano i fedeli provenienti da tutta la IV Zona pastorale. Si stima che fossero circa 8000 le persone che hanno partecipato. Forte e palpabile l’emozione tra i credenti. «Sento come molto importanti per la mia fede queste occasioni – dice Maria della parrocchia San Martino di Magenta -, soprattutto nel momento della Quaresima e apprezzo di cuore la presenza del Cardinale vicino alle nostre case».
Il crocefisso di San Carlo con il Santo Chiodo è stato portato da una lunghissima processione che è partita dalla piazza della Basilica di San Martino, ha attraversato via Caprotti, via Garibaldi, via Santa Crescenza ed è terminata in piazza della Liberazione. Sette sono state le stazioni della Via Crucis in riferimento alle sette effusioni del sangue di Gesù: la Circoncisione, la Preghiera al Getsemani, la Flagellazione, la Corona di spine, le Mani inchiodate alla croce, i Piedi inchiodati alla croce e il Costato trafitto.
Nel centro cittadino è stato allestito un palco per le omelie e gli interventi conclusivi; qui si sono radunate tutte le persone che hanno partecipato alla Via Crucis e questo è stato il momento più commovente e culminante dell’intera processione. Nel suo toccante discorso il Cardinale Dionigi Tettamanzi ha ricordato a tutti i presenti l’importanza del rito della Via Crucis con cui San Carlo Borromeo ha educato e sollecitato il suo popolo alla croce come riscatto dalle sofferenze.
«San Carlo desiderava ardentemente che la croce venisse “piantata” e trovasse stabilmente posto nel cuore e nella vita di ogni cristiano – spiega l’Arcivescovo -. È questa la motivazione delle processioni penitenziali con cui il santo Vescovo percorreva la città soprattutto nei momenti di sofferenza e di pericolo: non per distrarre il popolo o per proporre pratiche superstiziose, ma per rinnovare la memoria della croce di Cristo, soprattutto in mezzo alle angustie e alle sofferenze della vita». Borromeo infatti portava in giro per Milano la croce nei giorni della peste, momenti di morte e sofferenza. «Anche noi vogliamo metterci alla scuola di San Carlo per non dimenticare la croce di Cristo – continua il Cardinale Tettamanzi -, ma piuttosto per piantarla ben salda nel cuore della nostra vita e nel cuore delle nostre comunità cristiane». L’Arcivescovo ha ricordato le sofferenze del mondo odierno, riferendosi in particolare alle catastrofi naturali in Giappone e alle guerre civili del Nord Africa, sottolineando come oggi più che mai non bisogna dimenticare il significato della croce.
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