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Chiesa & Diocesi
Seconda tappa della Via Crucis nelle sette Zone pastorali della diocesi di Milano
Un bagno di folla accoglie
il cardinale Tettamanzi a Varese
Una città che ha sentito profondamente la processione
e il pellegrinaggio della Santa Croce di san Carlo
e del Sacro Chiodo, nel quarto centenario
della canonizzazione del Borromeo
19.03.2011


Una presenza oltre le aspettative per la tappa varesina della Via Crucis quaresimale con l’Arcivescovo di Milano. Gli organizzatori prevedevano 5000 persone, invece, sono stati circa 7000 i fedeli che, venerdì 18, sono arrivati da tutta la zona pastorale della diocesi davanti alla basilica di san Vittore per seguire la croce.
Uno spettacolo straordinario anche per chi si trovava a passeggio ed ha deciso all’ultimo di unirsi al corteo.
Una testimonianza anche per chi non crede di fronte a una presenza così significativa di fedeli. Un’ indicazione per coloro che, presi dalla frenesia quotidiana, non si sono ancora preparati alla prossima Pasqua. Una processione che ha realizzato, perciò l’intento d’essere, secondo le indicazioni diocesane, un momento pubblico solenne di espressione della venerazione per il mistero della santa croce.
Oltre al cardinale ed al vescovo di zona monsignor Stucchi, sono stati cinque dei decani di zona a portare la santa croce di san Carlo con la reliquia della crocifissione.
Il serpentone umano si è fatto strada, cantando e pregando, in maniera composta attraverso le vie del centro cittadino. Uno spettacolo mozzafiato vederli riuniti all’interno dei Giardini Estensi, il parco comunale dove l’arcivescovo ha tenuto l’omelia conclusiva.
Ai varesini Tettamanzi ha ribadito l’invito a “Non dimenticare la croce di cristo”, un appello che l’arcivescovo ribadisce ben quattro volte durante la sua meditazione. D’importanza centrale nel discorso la crocifissione per la vita dei cristiani e la figura del santo Borromeo. «In qualche modo potremmo dire che l’opera pastorale di san Carlo – ha detto Tettamanzi - è stata un incessante tentativo di “piantare la croce” nel cuore della sua Chiesa. Soprattutto, però, san Carlo desiderava ardentemente che la croce venisse “piantata” e trovasse stabilmente posto nel cuore e nella vita di ogni cristiano. E’ questa la motivazione delle processioni penitenziali con cui il santo Vescovo percorreva la città soprattutto nei momenti di sofferenza e di pericolo: non per distrarre il popolo o per proporre pratiche superstiziose, ma per rinnovare la memoria della croce di Cristo, soprattutto in mezzo alle angustie e alle fatiche della vita». (p.m.)
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