Redazione|Contattaci|Archivio|Newsletter

Anno 4 - n. 1/2008
5 - 11 gennaio


index_INCROCINEWS
PRIMO PIANO
ATTUALITĄ
CHIESA & DIOCESI
MILANO & LOMBARDIA
ARTE & CULTURA
SPORT & SPORT
TEMPO LIBERO
MEDIA & TV
BARABITT
OSSERVATORIO LEGALE
PERCORSO PASTORALE
TELENOVA
MESSA VIGILIARE
CATECHESI QUARESIMALI
Archivio_2010
Archivio 2009
Archivio_2011
SCORTA per ARCIVESCOVO








Settimanale
registrato presso
il Tribunale di Milano
al numero 848
in data 15.12.2004

Direttore
Responsabile
Claudio MAZZA
ARTE & CULTURA
Photogallery



Angelo D'Arrigo

IN VOLO SOPRA IL MONDO

L'uomo "volante" che si ispira a Leonardo

Al Museo della Scienza di Milano
il suo "mitico" deltaplano

A un anno dal suo sorvolo
dell'Everest in deltaplano,
primo uomo nella storia,

il franco-siciliano d'Arrigo presenta oggi
un diario in cui racconta
le sue straordinarie imprese.
Mentre pensa già alle prossime...

di Paola Tragni

E’ trascorso un anno esatto da quando Angelo D’Arrigo ha sorvolato la cima dell’Everest in deltaplano, a 8900 metri, spinto dal vento a 200 km orari e 53 gradi sotto zero. Ha volato 45 giorni insieme a un’aquila nepalese, insegnandole la rotta migratoria, per restituirle la libertà. Primo uomo a sorvolare il tetto del mondo, con il volo libero più alto della storia, D’Arrigo sfrutta le correnti ascensionali come le aquile , senza ausili meccanici all’infuori della sua ala ultraleggera, costruita seguendo il disegno della “piuma” di Leonardo da Vinci.

L’uomo che ha superato tutti i record di volo in deltaplano, è talmente affascinato dai rapaci che ha deciso di studiarli in profondità, per imitarli, e al tempo stesso insegnar loro a volare. Perché gli uccelli nati in cattività non sanno volare, né cacciare: prima di reintrodurli nel loro ambiente, è necessario insegnar loro tutto, comportandosi come un genitore alato, secondo il metodo dell’imprinting di Konrad Lorenz.

A un anno dall’ultima impresa, il franco-catanese che vive sulle pendici dell’Etna ha raccolto le sue avventure in un libro, In volo sopra il mondo , che definisce «la mia più grande impresa, perché non sono uno scrittore e ho fatto una enorme fatica. Ho voluto scrivere come se raccontassi una storia a quattro amici intorno al fuoco».

Il volo sull’Everest fa parte del progetto Metamorphosis , connubio tra scienza e natura, in cui la sfida con sé stesso si unisce all’amore per gli animali. Durante le precedenti tappe D’Arrigo ha sorvolato il Sahara, e ha guidato sei gru nei cieli della Siberia. Si chiama Metamorphosis, perché segna il passaggio dal volo agonistico «al volo istintivo, spostando l’interesse dal cronometro all’interiorità, per volare in modo naturale». L’istinto del volo, secondo Angelo, «è proprio dell’uomo, anche se ha sempre cercato la velocità, per spostarsi in poco tempo e per scopi bellici; io voglio recuperare il volo lento, come gli uccelli, tornando all’origine».

Certo è, tuttavia, che per compiere simili imprese estreme occorre una preparazione altrettanto estrema. Durante l’allenamento al Centro di Medicina Aerospaziale di Pratica di Mare l’atleta ha sperimentato l’ipossia, cioè mancanza di ossigeno nel sangue, eventualità non remota in un volo a 9000 metri. L’esperimento è servito anche agli scienziati per indagare i limiti fisici dell’uomo.

Tecnologia, scienza e sport: quasi a sottolineare lo stretto legame, il pilota ha donato al Museo della Scienza di Milano il suo deltaplano Stratos, la sua”ala tecnologica”.

Prossima destinazione, le vette dell’Aconcagua, a quota 10.000 metri, insieme ai condor. Per ora i rapaci sono pulcini, nutriti dal singolare papà umano che nasconde le sue fattezze per non turbarli. L’impresa verrà documentata da National Geographic, e forse uscirà al cinema, per testimoniare «il sogno di Leonardo divenuto realtà dopo 500 anni ».


APPROFONDIMENTO
Angelo D'Arrigo, l'uomo volante
Versione per stampa  Versione per stampa
 
Copyrights 2003 - 2007 ITL - tutti i diritti riservati