TESTATA RAGAZZI RITAGLIO

CHI SIAMO

MAILING LIST

IL GAZZETTINO

L'ECO

CALENDARIO

ORATORIO

RAGAZZI

ADOLESCENTI

      ANIMATORI & EDUCATORI


Arcivescovo

Istituzioni PG

Progetto di PG

Oratorio oggi e domani

Documenti

Sussidi

Sport







fomHome Page Ragazzi e OratorioAnno pastorale 2011-2012Lo slogan e la proposta



 
Anno oratoriano 2011-2012

Lo slogan e la proposta
CREANDO E RICREANDO


CREANDO è l’azione di Dio, un’azione continua che non si interrompe, un’azione che implica un affidamento: «siate fecondi […] riempite la terra». Il creato, cioè il «lavoro di Dio», è affidato all’uomo perché per Dio l’uomo e la donna sono il suo «capolavoro», coloro che proseguono l’azione creatrice: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini […] maschio e femmina li creò». A loro viene affidato il creato perché da tutto ciò che c’è di buono nel mondo possano trarre occasioni per portare a compimento la vita e celebrare nella festa la loro «somiglianza» (appartenenza) con Dio.




1. Portare a compimento

«Portare a compimento» è il motivo per fare festa! «Portare a compimento» è il senso della crescita umana. Oggi possiamo interpretare l'espressione «portare a compimento» alla luce della Pasqua: Gesù che compie l’opera del Padre è l’Uomo nuovo – l’uomo «compiuto» – che segna una creazione nuova, che è stata donata a noi, grazie al dono dello Spirito santo che ci ricrea e ci inserisce nuovamente nella vita di Dio, ristabilendo la nostra origine. Nella scia della Pasqua noi possiamo rigenerarci e rigenerare: è in questa prospettiva nuova che accanto a CREANDO possiamo aggiungere RICREANDO.

«Portare a compimento», a partire da Gesù, significa anche vivere la diversità dei giorni e delle situazioni, in cui ciò che viene dopo permette di capire ciò che è stato vissuto prima. Lo sguardo verso la vita, se si dà il tempo di fermarsi a guardare, diventa dunque «celebrazione»: troviamo l’essenza del compimento del lavoro nella festa, nell’assenza di lavoro, nell’azione senza guadagno apparente, ma tanto più ricca perché capace di dare senso agli altri giorni.

RICREANDO è quindi l’espressione della festa, cioè della «ricreazione», che è pausa dopo l’impegno, pausa che permette di ricominciare…

Possiamo leggere la scansione del tempo dividendolo tra ferialità e tempo festivo, tra giorni della settimana e domenica.


In oratorio:
l’oratorio vissuto tutti i giorni è diverso dall’oratorio domenicale; come caratterizziamo le nostre proposte, valorizzando sia l’oratorio feriale sia l’oratorio domenicale? Cosa significa per noi oggi oratorio domenicale? Quali proposte lo potrebbero rendere nuovamente oratorio «festivo»?
L’oratorio – non dimentichiamo – è la casa in cui è possibile sentirsi «a casa», in cui crescere in una dimensione «familiare» e rivivere (RICREARE) le condizioni della vita.
In oratorio si vivono sia l’impegno, cioè il lavoro – e lo sforzo/fatica che ciò comporta –, sia la festa, che è un mix di divertimento/ricreazione, riposo/stacco, relazione/amicizia.




2. Lavoro e festa dentro una relazione


Ricordiamo che la frase «storica» e completa del ragazzo san Domenico Savio sull’oratorio è: «Noi qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell'esatto adempimento del proprio dovere». Lavoro e festa dunque…

…dentro una relazione! È nella dimensione «familiare» dell’amore che noi possiamo trovare la determinazione per fare bene le cose che ci vengono chieste e vivere nella gioia; inseriti nel capolavoro relazionale che Dio ha voluto («Maschio e femmina li creò», a immagine di Dio che è appunto «Amore» (come sappiamo grazie a Gesù e allo Spirito santo che ci è stato dato), noi possiamo ritrovare l’ordine di una vita che si può compiere e realizzare dentro una prospettiva che continuamente ci crea e ci ricrea e dà a noi la possibilità di incidere nel mondo CREANDO E RICREANDO.
L’amore è la nostra spinta creatrice
, perché l’amore è la ragione per cui Dio ha creato il mondo e ha fatto l’uomo e la donna affinché lo abitassero amando.




3. …per diventare grandi

Le capacità di incidere nel mondo e di dare un significato alle cose che facciamo sono un segno di maturità a cui dobbiamo avviare i ragazzi in un percorso di crescita che li porta a diventare «grandi». Del resto sono i grandi che lavorano e hanno diritto di fare festa, perché sono stati dei «grandi» nelle loro creazioni e, con soddisfazione, possono guardare indietro per quello che hanno fatto, possono gioire per quello che sono e hanno e possono ripartire di slancio con una carica nuova per costruire il futuro.

Diventare grandi significa diventare uomini e donne, o meglio pienamente uomini e donne: per essere per se stessi e per gli altri un patrimonio su cui investire.




4. Patrimonio di umanità?!
E allora: spazio alla creatività


Nella preparazione all’Incontro Mondiale delle Famiglie si insiste molto sullo slogan: «Famiglia: patrimonio di umanità».

In famiglia anche i figli possono essere un patrimonio: essi sono coloro che vengono «educati a…», sono quindi oggetto di educazione; ma proprio loro, attraverso la pratica di ciò che hanno imparato e la brillantezza/limpidezza del loro pensiero, possono essere anche capaci, a loro volta, di educare i più grandi a scoprire o riscoprire il valore delle cose, delle situazioni e soprattutto delle relazioni.

I ragazzi possono ritrasmettere in un modo del tutto creativo e originale ciò che hanno ricevuto, magari dalla comunità cristiana attraverso l’oratorio: essi possono dunque essere dei trasmettitori creativi di bene e di Vangelo, anche nei loro normali ambienti di vita, in famiglia innanzitutto, ma anche a scuola e nel tempo libero/occupato, fatto di sport, musica e gioco spontaneo.


In oratorio: la creatività è l’aspetto da riscoprire all’interno dei nostri oratori. Ci puntiamo quest’anno perché essere creativi significa trasmettere uno stile che rimane e ancora si rigenera: CREANDO E RICREANDO.
Come scoprire o riscoprire la creatività in oratorio? Come generare entusiasmo contagioso? Come spronare all’iniziativa che è segno di una laboriosità produttiva ed è motivo per gioire e fare festa?
Attraverso le nostre proposte dovrebbe emergere un invito a fare di più in questa direzione senza vivere la sensazione del trascinamento.


Essere creativi dice il valore di ciascuno: non esistono copie, che siano belle o brutte, ma ognuno a suo modo può «mettere la sua impronta» su questa terra, in quanto elemento unico ed inimitabile, capace di rendere il mondo più bello e degno di essere abitato, proprio perché arricchito dalla sua presenza e dalla presenza di ciascuno.

Un altro obiettivo dunque di CREANDO E RICREANDO consiste nell’educare allo stupore verso se stessi, ad apprezzare con verità le proprie doti, a scoprire quelle parti di noi che ci rendono unici e quindi un capolavoro agli occhi di se stessi, degli altri e di Dio.




5. Educare all’assunzione di responsabilità


Entrare nella dimensione della creatività comporta assunzione di impegni e di compiti in vista di risultati che si possono realizzare solo se dietro c’è un lavoro.

Il lavoro è sempre qualcosa che ti viene assegnato; comporta un incarico di cui rendere conto, un tempo da dedicare, uno spazio da occupare, un gruppo con cui confrontarsi e una materia da trasformare.


In oratorio:
CREANDO E RICREANDO implica l’educazione all’assunzione di responsabilità, grandi o piccole che siano, al darsi da fare per uno scopo più grande, al fare fatica per un obiettivo più alto. Ciascuno potrà accettare gli incarichi e i ruoli e i compiti solo se comprenderà il bene che è nascosto in essi. Pensare che anche in oratorio ciascuno possa, man mano che cresce, essere coinvolto personalmente assumendo un compito per «mandato» diventa un «segno di amore»: l’amore disinteressato di chi educa e comprende che per ciascuno ci sono un «disegno» e una «vocazione» che già da ragazzo può alimentare assumendo come proprio il patrimonio familiare, di impegno, servizio, gratuità, allegria, gioco, divertimento e preghiera che l’oratorio offre, con uno stile inconfondibile che diventa «tempo» e «luogo» chiave per la crescita dei ragazzi.




6. La Parola crea e ricrea


CREANDO E RICREANDO è il nuovo che emerge, apparentemente dal nulla, ma che trova la sua generazione dalla Parola di Dio che quando si esprime diventa dato di fatto, soprattutto quando incontra un cuore libero e accogliente e un terreno ricettivo e «fertile».

La Parola di Dio è l’unica capace di creare dal nulla una realtà nuova che neppure sapremmo immaginare. A questa siamo chiamati a collaborare, ma non per metterci al posto di Dio: è lui, infatti, che ci dà e crea le risorse, e le mette a nostra disposizione per ri-creare ciò che è suo ed è diventato anche nostro.


In oratorio: ciò significa fare quest’anno tabula rasa dei pregiudizi che logorano, del parlarsi addosso non operativo, del trascinamento delle proposte senza sprint, dell’individuazione di un punto di partenza tutto da mettere in pratica. Dovremmo dirci: «Quest’anno partiamo da qui e, non si discute! Ci investiamo fatica, energie, fiducia, collaborazione, intesa, sudore e partiamo, per una creazione nuova che già è capace di ricreare: CREANDO E RICREANDO».




7. Il coraggio del nuovo


Il coraggio del nuovo, la sorpresa per il nuovo, l’apprezzamento e la soddisfazione sono la spinta anche per i ragazzi per mettere in pratica lo stile del Vangelo nella vita quotidiana e la «vita buona del Vangelo».

È nel Vangelo, la buona Novella che il «nuovo» prende forma; è nello stile del Vangelo imparato e vissuto che le giornate, fatte di impegno e riposo, possono assumere una direzione verso il pieno compimento, la crescita, la maturazione e la realizzazione della vita.




8. «L’esatto adempimento del proprio dovere»


Educare all’«esatto adempimento del proprio dovere» (Domenico Savio) significa indicare principalmente nell’impegno scolastico, fatto con diligenza e passione, il modo per vivere bene le proprie giornate e stupirsi della propria creatività e dei propri piccoli e grandi risultati.


La proposta CREANDO E RICREANDO considera l’aspetto della collaborazione e dell’apertura al mondo. Ciò che facciamo ha sempre un risvolto di socialità: ogni nostra azione comporta delle implicazioni nella vita degli altri che sono accanto a noi, per questo val la pena di investire sull'educazione al senso del dovere e della responsabilità verso gli altri. Dovremmo educare anche a questa saggezza che comporta un’attenzione al rispetto delle regole, un occhio capace di leggere la realtà, di capire le situazioni che vive il «prossimo» e rispondere ai bisogni, sapendo che quello che faccio io conta e conta molto e può anche fare la «differenza», a sostegno di amici e familiari e anche di coloro che non conosciamo direttamente.
 

torna alla pagina principale

vai all'Icona biblica

 
Versione per stampa  Versione per stampa
 

 
Copyrights 2003 - 2006 ITL - tutti i diritti riservati