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Anno 4 - n. 1/2008
5 - 11 gennaio


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Settimanale
registrato presso
il Tribunale di Milano
al numero 848
in data 15.12.2004

Direttore
Responsabile
Claudio MAZZA
ARTE & CULTURA

 
 


IN ARCHIVIO

  • Luciano Erba,
    La poetica
    della metropoli
    (prima parte)

  • Luciano Erba,
    Quel che conta
    č il raggio di luna (seconda parte)

ALESSANDRO NASTASIO

«La mia arte?
Nasce dal Vangelo di Giovanni»

Tra i pochi scultori e pittori a non "improvvisare"
il rapporto con il Sacro,
Nastasio è personaggio insolito
e controcorrente nel mondo artistico contemporaneo.
Una sua mostra antologica verrà inaugurata
in Portogallo dall'Istituto italiano di Cultura di Lisbona.



di Luca Frigerio

« Maestro, qual è la sua opinione dell'arte sacra contemporanea?». Di fronte ad una domanda del genere Luciano Minguzzi andava in bestia. Alessandro Nastasio è per fortuna più comprensivo. Ridacchiando fra sè, aspira dalla grande pipa, e con pazienza, ma soprattutto con indulgenza, cerca di far capire all'improvvido interlocutore qual sia il suo punto di vista in proposito . Che non è proprio "confortante" per molti colleghi...

Nastasio è in effetti persona di grande cordialità e disponibilità . Ci eravamo recati nel suo studio milanese di via Eustachi per parlare essenzialmente delle sue ultime fatiche. Ma il “fascino” dell'artista nel suo mondo ci ha portati a tempestarlo di interrogativi e di questioni. Nastasio è stato al gioco , ovviamente secondo le sue regole, anche perchè intelligentemente quasi mai risponde in modo diretto, preferendo portare a spasso per l'atelier il curioso visitatore, tirando fuori e mostrando di continuo, a mo' di illustrazione alle proprie parole, lavori vecchi e nuovi.

Quando infatti gli chiediamo qualche notizia sulla sua vita, quasi sbuffa scocciato, lanciando una battuta: «Ma le biografie non servono a niente... Bisogna parlare delle opere, perchè ciò che rimane è solo ciò che si è fatto nella vita». Difficile dargli torto, ma intanto tocca a noi ricordare che Alessandro Nastasio appartiene alla classe 1934.

Nato a Milano, vi compie i primi studi come allievo del maestro Kodra, poi presso Figini e Salvadori, per passare in seguito nella capitale dove lavora a fianco di Sarra e di Purificato. Inizia ad insegnare discipline artistiche nel 1957, collezionando una serie continua di mostre personali in Italia e all'estero, ritagliandosi così uno spazio non indifferente nel panorama artistico contemporaneo.

Un noto critico francese l'aveva definito, qualche tempo fa, «pittore del mondo umano». Gli chiediamo se si riconosce in tale definizione, ma la risposta arriva solo dopo qualche istante, perchè nel frattempo l'artista ha scovato dietro una catasta di tele una sua opere giovanile, apparentemente assai lontana dall'attuale maturazione. «Vede, io in questo momento mi sento mediterraneo, ancor prima che italiano. Sento di avere una visione globale, dilatata, che abbraccia tutte le sponde del Mar Mediterraneo. E la cosa è un po' reciproca, perchè ho constatato che in tutti questi Paesi il messaggio delle mie opere è ben recepito».

Osserviamo con attenzione i lavori più recenti, e non possiamo non notare che le figure di Nastasio, sempre così personali e caratteristiche, sembrano ora meno disgregate , meno sconvolte da brividi nervosi, certamente più integre. «Forse questo è dovuto ad una mia maggiore serenità attuale», ammette allargando le braccia. «Ho constatato che lo spirito lo si ottiene nella quiete, nella solitudine, nel deserto».

Nastasio continua a guardarci sornione, ed è difficile a volte capire esattamente cosa stia pensando in determinati momenti. «L'uomo continua a correre , ad agitarsi, sembra aver perso il senso del fermarsi un attimo a contemplare. Anch'io cerco di non farmi prendere da questa vertigine , e in questi anni ho imparato cosa sia la pazienza e come procurarsela». E detto questo, non sembra voler rinnegare nulla di quanto gli amici lo definivano un "diavolo" capace di far tremare la terra.

L'interesse cresce, e le nostre domande si fanno continue, mentre una testa di turco ci guarda dal fornello di una splendida pipa che ora il maestro sta imboccando. Si parla dell'uomo di oggi Dissociato e privo di reali punti di riferimento, al di là di Cristo »), si tocca l'argomento dell'attuale società E' come uno stagno, sul quale però continua a fiorire la vita»), delle regole e dell'amoreChe tutto vince»). Tematiche che sono tutte presenti nelle sue creazioni, recenti e passate.

Figure isolate o in gruppo, ma sempre sottolineate da linee che sembrano luce materializzata, circondate da uno spazio che sembra loro necessario per vivere e respirare. E' il tratto di uno stile unico. Ma soprattutto si parla di forme e di colori:«Il colore può darmi delle sensazioni particolari, ben determinate. Ma se poi non le incarno in una forma, a che serve? In fondo Dio si è incarnato per avere una comunicazione con noi. Se noi a nostra volta non incarniamo delle forme siamo perduti, perchè non riusciamo più a comunicare».

E così si torna ad uno dei temi fondamentali da cui si era partiti: «Il problema di tutto l'universo è l'incarnazione del Verbo. E più approfondisco la pagina di Giovanni, più viene fuori l'arte e tutto il resto». Nastasio s'accorge della nostra sorpresa, e da buon filosofo sdrammatizza con una battuta: «Se avessi veramente compreso l'arte, forse avrei già da tempo smesso di dipingere. Siccome non ho capito niente, continuo sulla mia strada». E ridendo, tira una bella pipata.

 
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