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Le Ferie dell'accolto
Le grandi feste delle fede cristiana non si improvvisano. Per ciascuna di esse è previsto un tempo preparatorio che disponga a una più viva partecipazione, esterna e interna, ai santi misteri celebrati. Avviene così per la Pasqua, la festa che dà origine a tutte le feste; avviene così per il Natale del Signore (25 dicembre) e per le sue prime manifestazioni – l’Ottava nella Circoncisione (1 gennaio), l’Epifania (6 gennaio) e il Battesimo –, che danno pienezza celebrativa al mistero dell’Incarnazione. L’annuale rievocazione del mistero pasquale è preparata dalle sei settimane di Quaresima, che si chiude con i tre giorni posti all’inizio della Settimana Autentica e Santa che preannunciano la Passione del Signore.

La celebrazione del Natale del Signore e delle sue prime manifestazioni è preparata dalle sei settimane di Avvento, che si chiudono con le sei ferie prenatalizie de Exceptato o, nella resa italiana, dell’Accolto. Le ferie prenatalizie iniziano il 17 dicembre, o il giorno successivo se il 17 dovesse cadere di domenica, e proseguono fino all’antivigilia di Natale. La loro denominazione dell’Accolto va esplicitata nel senso di «ferie del Verbo di Dio, accolto nel grembo verginale di Maria» (MAGISTRETTI) e apre alla comprensione di quell’originale ordinamento di letture previsto dal nuovo Lezionario ambrosiano.

Orientate all’accoglienza del Verbo di Dio nel grembo verginale di Maria sono le pagine evangeliche che, con una proclamazione quasi completa di Luca 1,1-2,5, presentano in sequenza ordinata gli antefatti della natività del Signore: l’annuncio a Zaccaria della nascita di Giovanni Battista e il suo concepimento (ferie I e II); l’incontro di Maria con la cugina Elisabetta e la nascita di Giovanni (ferie III e IV); il cantico di Zaccaria (feria V) e il viaggio di Giuseppe da Nàzaret a Betlemme «per farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta» (feria VI). Resta esclusa la pagina dell’annunciazione (Luca 1,26-38a), proclamata nella VI Domenica di Avvento e il Magnificat (Luca 1,46b-56) che, intonato da Maria a conclusione del vangelo della feria III, è ripreso versetto per versetto nel Canto al Vangelo dei vari giorni prenatalizi, ponendo così sulle labbra dei figli la preghiera di lode della Madre.

Ai vangeli si accompagnano, come prima e seconda lettura, alcune pagine di Rut e di Ester, due libretti dell’Antico Testamento, l’uno, attinente al tema della discendenza davidica di Gesù Cristo, l’altro, adatto a illuminare, in senso prefigurativo, il mistero di Maria e della Chiesa. Rut è una donna moabita, e dunque estranea al popolo della promessa. Grazie al suo matrimonio con Booz (cfr. Matteo 1,5) ella entra nella genealogia che, passando dal re Davide, arriva fino a «Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo» (Matteo 1,16) e, pur senza averne cognizione, si fa accogliente del Verbo di Dio. Ester è una donna ebrea, che vive l’umiliazione dell’esilio. Incoronata regina dal re Artaserse, di lei perdutamente innamorato, viene a conoscere il progetto di annientamento del suo popolo suggerito al re da Amàn, suo primo consigliere. Ester intercede a favore del suo popolo presso il re e ne ottiene la salvezza, aprendo così la strada alla venuta del Salvatore dalla stirpe di Iesse. Nella regina Ester, si intravede la vergine Maria che, accogliendo l’annuncio dell’angelo, ottiene da Dio la salvezza del suo popolo, e in Maria la Chiesa comprende se stessa.

Alle pagine bibliche appena evocate si unisce la preghiera liturgica che, in un prefazio, così sintetizza il senso di queste ferie: «La nostra redenzione è vicina, l’antica speranza è compiuta; appare la liberazione promessa e spunta la luce e la gioia dei santi».

mons. Claudio Magnoli
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