chiesadimilano
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Faggeto Lario, con i suoi abitati di Lemna, Molina e Palanzo, si trova sulla via che da Como, costeggiando il lago, sale a Bellagio con incantevoli tratti panoramici.

di Luca Frigerio

La luce è calda, avvolgente, oro liquido che cola sulle pietre brinate in un terso pomeriggio d’inverno. Il momento migliore per vagare tra i vicoli di un borgo silente, le mani in tasca, la macchina fotografica al collo. O semplicemente per fantasticare, osservando i propri respiri condensarsi nell’aria come piccole nuvole.
Le acque del Lario le abbiamo lasciate alle spalle, salendo per un tratto di morbidi tornanti, poi a piedi, per sentieri di ciotoli smussati su cui il passo si fa pellegrino. Qui, tra le case di sasso di Faggeto, sull’aspra sponda che da Como punta a Bellagio, il lago e i suoi pesci, le barche e i moli, non sono che un’idea distratta, un miraggio che a volte appare negli squarci di giardini segreti. E allora è meraviglia e sorpresa.
Un gatto bigio ci osserva diffidente dall’arco stretto di una finestra. «Tu sai dirci come arrivare all’antico torchio?», gli domandiamo con infantile divertimento, non foss’altro che per rompere la quiete irreale in cui siamo immersi da diversi, troppi minuti. «Ve lo dico io, se volete...». Sussultiamo. Il felino ha parlato. No, ragioniamo. La voce è arrivata da dietro la nostra schiena, pastosa, con un accenno appena d’esitazione. Umana, senza dubbio.
Un vecchio, corpulento, le mani grandi sotto le ascelle, il cappello di feltro poggiato sulla fronte, ci squadra con la stessa intensità del gatto, ma con minore apprensione. Turisti, cittadini, da queste parti non se ne vedono tanti. Soprattutto d’inverno. Ora, notando la nostra sorpresa, sorride, chinando il mento sul petto. «Buongiorno», lo salutiamo noi, anche se ormai manca poco al tramonto. «Buongiorno», risponde quello, sempre più divertito dal nostro imbarazzo. L’uomo siede sugli scalini di pietra di una casa, la sua casa, dove sopra la porta ancora si leggono le prime lettere dipinte della parola “Osteria”. «Già, una volta qui si veniva per bere e mangiare. E che bevute, e che mangiate», ci assicura. E adesso? «Adesso l’ho comprata io, perchè era chiusa da anni, e ci vivo. Ma ho cambiato poche cose. Il camino è sempre lo stesso, e così le travi in legno della sala. Se volete vedere...», azzarda gentile. «Già, ma voi siete interessati al torchio. Venite, vi accompagno».
Il torchio è l’orgoglio di Palanzo, uno degli abitati di Faggeto Lario, insieme a Molina e Lemna. Ognuna ha la sua storia, ognuna la sua fisionomia. In tutte, reliquie di un passato glorioso, che diede i natali a mastri artigiani che raccolsero onori nelle corti d’Europa per le loro invenzioni: rudi palazzotti dagli stipiti scolpiti, Madonne dipinte con il lume acceso accanto, fontane e vasche per il viandante assetato, per le lavandaie dalle mani arrossate.
«Eccolo, il torchio», ci mostra orgoglioso l’anziano, spalancando un uscio e facendo alzare in volo un piccolo stormo d’uccelli. Davanti a noi, una leva di quattro, cinque metri di lunghezza, almeno uno di larghezza, con una vite dalle filettature spesse un palmo. Legno brunito, come temprato dal fuoco, liscio e solido come un marmo levigato. «È tutto in noce», ci spiega la nostra guida imprevista. «Un albero enorme, trasformato in torchio e lasciato sul posto, con i muri costruiti attorno». Quando? «E chi lo sa? Tanto, tanto tempo fa, comunque», conferma il paesano, accarezzando la macina e gli strumenti agricoli esposti, nostalgico memoriale di un tempo agricolo che non è più.
Uscendo ci indica una via. «Di lì si va alla Madonna del Soldo. È un bel punto panoramico, andateci», ci consiglia, quasi ci ordina. L’ acciotolato diventa sentiero, fra prati scoscesi e faggi maestosi che giustificano il nome della contrada lariana. Il santuario mariano è in cima a uno sperone, proteso verso il lago. Qui, narrano le cronache, san Carlo Borromeo, estasiato dalla bellezza del luogo, voleva dar vita ad un suo Sacro Monte, ma si scontrò con le perplessità dei nativi, più ostinati dell’ostinatezza del vescovo. Se ne pentirono qualche anno più tardi, racconta sempre la leggenda, e vollero rimediare erigendo proprio lassù un tempio dedicato alla Vergine. In faccia al sole che declina nei neri flutti lariani, confidando nella rinascita del giorno. Che verrà.

 

 

Come & dove

Faggeto Lario, con i suoi abitati di Lemna, Molina e Palanzo, si trova sulla via che da Como, costeggiando il lago, sale a Bellagio con incantevoli tratti panoramici. La zona è molto amata dagli escursionisti, perchè percorsa da antichi sentieri, fra natura e storiche vestigia.

 

 

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